Contro la fame, pedala!

Postato il aprile 1, 2010 da Daniele

L’inquinamento uccide nelle città italiane ogni anno circa 7.400 persone.

E’ per far fronte a questa situazione spaventosa – comune in altri paesi sviluppati – che si pensa ai biocarburanti. La parola in sé suona bene: il prefisso ‘bio’ ispira qualcosa di pulito e sano (a chi, come me, è negli ‘anta’, ricorda anche la mitica donna bionica, che prendeva per il colletto i cattivi e li faceva volare a metri di distanza).

Viva i biocarburanti, dunque? Non proprio. Come denunciato da ActionAid, i biocarburanti vengono spesso prodotti a spese delle persone povere: per realizzarli si utilizzano campi che vengono sottratti alla coltivazione del cibo, soprattutto nel sud del mondo. Secondo la Banca Mondiale, i biocarburanti sono la principale causa dell’aumento dei prezzi degli alimenti e di conseguenza del numero di coloro che soffrono la fame.

Eppure i governi europei i biocarburanti li vogliono. Entro il prossimo giugno ogni membro della comunità europea deve presentare un piano per ridurre le emissioni nocive, ed è certo che tutti indicheranno il loro uso come una soluzione.

Ma è giusto che il beneficio ambientale portato dai biocarburanti – beneficio, peraltro, non del tutto certo – ricada sulle spalle di chi già soffre fame e povertà? Noi italiani dovremmo essere i primi a rispondere a questa domanda, perché siamo i primi, in Europa, per maggior densità auto/abitanti (60 vetture ogni cento abitanti, al mondo ci superano solo gli Stati Uniti).

Non è che la soluzione ai nostri problemi potrebbe essere più semplice? Non potremmo usare l’auto un po’ di meno? Le alternative ci sono: la bici, i mezzi pubblici, gli stessi piedi… certo, non siamo come altre grandi città europee, che hanno metropolitane e bus efficienti e centinaia di km di piste ciclabili. Ma questo troppo spesso lo usiamo come scusa.

Se volete approfondire la questione potete aggiungere un vostro commento o partecipare alla nostra azione seguendo questo link.

E, se oggi 1° aprile siete dalle parti di Milano, fate un salto in Piazzale Cadorna.

Commenti (7)

 

  1. Matteo scrive:

    Perdonami, ho letto per caso questo blog. E mi domando: ma tu vivi in Italia? Sicuramente dici cose corrette e condivisibili, ma tu hai idea di quali sono le priorità della gente oggi in Italia? Hai idea della fatica che si fa atirare avanti tutti i giorni, a non finire divorato da un sistema che suona tipo pre-guerra civile? Il 70% delle famiglie arriva alla terza settimana del mese senza i soldi per mangiare, pagare le bollette, per le spese più minime di sussistenza, per strada rischi la vita, la gustizia non esiste, tutto ciò che è pubblico è rischioso, non ci sono posti di lavoro e da vent’anni siamo senza un governo, con un pagliaccio che si fa gli affari suoi con la sfacciataggine di poterlo fare. E tu chiedi di fare un salto in piazza Cadorna per? Per sensibilizzare la gente all’uso della bici? Perché forse il bio-carburante è prodotto a discapito di alcuni poveracci in qualche paese lontano? Perdonami, fammi pure il pippone su quanto questo mio atteggiamento contribuisca alla rovina in cui viviamo, su come anche questo (sai la teoria della farfalla in Giappone) faccia parte dei problemi di cui parlo… Però io ho altre priorità. Quando queste saranno passate sicuramente condividerò quanto dici, ma per ora… Da come parli o non vivi in Italia o hai un bel po’ di soldini, caro mio.

  2. daniele scrive:

    Caro Matteo,
    innanzitutto benvenuto, anche se per caso. Rispondo prima alle domande che mi riguardano direttamente. Si, vivo in Italia e no, non ho un bel po’ di soldini.

    Provo a metterla giù nel modo più semplice che riesco: ho invitato le persone a venire a piazzale Cadorna per occuparsi dei propri affari, delle proprie priorità di cui anche tu parli. O ci battiamo in favore della giustizia in modo globale, oppure non c’è futuro per nessuno. Tutto qua.

    Non uso la teoria della farfalla in Giappone – anche perché noi fisici quando cominciamo a parlare di dinamica non lineare diventiamo insopportabili – ma ricorro a un’immagine tratta da un posto non molto lontano dal paese del Sol Levante: la Grande Muraglia.

    La Grande Muraglia non ha funzionato, e così non funzionerà il dividere il mondo in due, e dire ‘prima pensiamo ai fatti nostri poi, se restano tempo e risorse, a quelli degli altri’. Non funziona, semplicemente, ne abbiamo riprove continue.

    Non ultima il fatto che l’Italia è un paese che sempre più si isola dal resto del mondo. I risultati di questo, come giustamente noti tu, sono sotto gli occhi di tutti.

    Grazie per il tuo messaggio.

  3. Matteo scrive:

    Grazie a te Daniele della risposta e dello spazio dato. Non ne ruberò troppo altro. Volevo solo dire che alla fine hai risposto quello che già mi attendevo: che occuparci prima della nostra sopravvivenza non funziona. Beh, io ti dico che sono sicuro che tu non hai di questi problemi, tutto qu. Non mi aspetto che ti definisci benestante, perché nessuno di quelli che lo sono lo ammettono. Però è evidente da quello che sostieni: credimi, se uno non ha abbastanza per tirare avanti, non viene in manifestazione con la bici contro i bio-carburanti. Questo poteva andare negli anni ’80, quando anche chi aveva poco aveva. Oggi siamo allo sfascio e tu proponi di manifestare con la bici? Scusami, ma secondo me, per quanto tu neghi, devi avere un reddito che la gente media se lo sogna. Ti ricordo che il reddito di un italiano medio si aggira tra i 15 e i 18 mila euro. Quando hai a disposizione questa somma e vivi in una grande città come Milano o Roma, mi dispiace, ma non hai né tempo, né voglia di andare a fare ciò che proponi. E guarda che sono d’accordo con te su ciò che dici, non pensare. Basta, non voglio più rubarti altro spazio e scusami se ti sono sembrato troppo aggressivo, è solo che continuo a leggere ciò che gente che non ha problemi vuole insegnare facendo la morale alle persone che convivono con i problemi di tutti i giorni. Matteo.
    P.S.
    Comunque ti leggerò ancora, mi piace sto blog.

  4. Daniele scrive:

    Caro Matteo,
    innanzitutto non stai ‘rubando’ niente, un blog è fatto per discutere e confrontarsi, sennò che blog sarebbe? Non ho davvero difficoltà a definirmi ‘benestante’: vivo tra Torino e Roma, mangio a sufficienza, ho una casa, ho la possibilità di fare anche attività ludiche e culturali.

    Per me questo è benessere, e riesco a ottenerlo con un guadagno dii poco al di sopra delle medie che riporti (d’altra parte so di avere meno spese rispetto alla media delle famiglie italiane).

    Ho ben presente le difficoltà in cui vivono molte persone nel nostro paese, ce l’abbiamo presente come organizzazione che ha sempre più vuole riuscire a combattere la povertà ovunque.

    Però, credo che:

    1. si possa manifestare per farci sentire da quelli che certamente stanno molto bene e hanno il potere di cambiare le cose (pensa alla classe politica, prima di tutto)

    2. si possa comunque fare qualcosa per chi è davvero molto, molto povero

    3. si possa, in qualsiasi condizione ci si trovi, provare a fare qualcosa per il bene comune (dunque anche per il nostro). Non è che abbiamo invitato le persone a manifestare in bici, abbiamo proposto varie iniziative per combattere l’inquinamento senza affamare chi già è affamato. E, visto che nelle grandi città italiane muoiono per l’inquinamento 7.400 persone all’anno, promuovere l’uso della bici e l’incentivare il trasporto pubblico equivale a fare qualcosa per combattere il fatto che “siamo allo sfascio”.

    Mi fa piacere sapere che mi leggerai ancora e, soprattutto, non smettere di scrivere.

    daniele

  5. [...] ambiente e fame sono questioni collegate, come già abbiamo spiegato parlando di biocarburanti, su cui ecco un [...]

  6. LOREDANA scrive:

    scusate, ma se questo in questo paese le famiglie non arrivano a fine mese perchè abbiamo 6 macchine ogni 10 persone???? perchè la gente non dovrebbe aver voglia di andare in piazza in bici? per andare al centro commerciale più vicino probabilmente… certo, io mi sento “benestante” perchè ho un lavoro (forse) stabile e riesco a mangiare e ad avere tutte quelle cose superflue che hanno la maggior parte degli italiani: un telefonino, un pc per esempio. non un’auto, ma è una scelta. c’è sicuramente un’italia che non arriva a fine mese. ma forse non partecipa ai blog.

  7. Laura scrive:

    Caro Matteo, perchè pensi che i problemi riguardanti l’ambiente e la qualità di vita siano solo di interesse di chi “è benestante”? la proposta non era “raccogliamo venti euro l’uno per mandarli ai coltivatori di caffè del guatemala” (e qui mi potresti dire, ma chi ce li ha 20 euro per loro, io non arrivo a fine mese!!) ma manifestare o solamente partecipare tranquillamente ad un evento per la salute globale, anche nostra e del nostro pianeta, non c’entra con essere ricchi o poveri… purtroppo, come giustamente accennava Daniele, le cose funzionano tanto male forse anche perchè dimentichiamo la dimensione collettiva del benessere, che potrebbe riflettersi anche nella nostra quotidianeità privata.
    Spero per te che la tua eventuale situazione non troppo rosea si sia risolta… ad maiora!

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