“Tutti gli esseri umani nascono uguali”

Postato il aprile 21, 2010 da Daniele

Che gli operatori di Emergency siano stati liberati e sollevati da ogni accusa Рal momento solo uno dei nove arrestati rimane in detenzione Р̬ una buona notizia. Che dietro il loro arresto ci sia un sistema giudiziario che non funziona bene ̬ grave, e se ci fosse addirittura un complotto sarebbe gravissimo.

Ma sul modo con cui la vicenda è stata trattata in Italia serve riflettere.

L’Afghanistan è in conflitto da trent’anni; dodici milioni di suoi abitanti – vale a dire circa la metà della popolazione – non hanno la sicurezza di poter mangiare ogni giorno.

Eppure per i nostri media l’Afghanistan diventa importante solo quando vi accade qualcosa che coinvolge degli italiani. Ora son gli operatori di Emergency, nel 2007 fu il giornalista Daniele Mastrogiacomo (la sua prigionia la racconta egli stesso in questo libro).

La notizia della liberazione dei tre operatori italiani è stata battuta dalle agenzie pochi minuti prima delle 4 del pomeriggio di domenica scorsa. Nel giro di un’ora e mezza sono state divulgate le reazioni di molti esponenti di primo piano della scena politica italiana e anche delle istituzioni, addirittura delle prime due cariche dello stato.

Tutti esprimevano soddisfazione per la liberazione dei tre italiani, sui sei afghani non dicevano nulla. D’altra parte si sarebbe saputo solo dopo le 18.30 che cinque di loro erano stati liberati. Allora perché si festeggiava il lieto fine di una vicenda che non era finita affatto?

Tre afghane che lavoravano per actionaid, alle 8 del mattino del 29 maggio 2006 erano in auto nella provincia di Shaberghan, 500 km a nord di Kabul. Alcuni uomini armati fermarono la macchina e uccisero le donne e il loro autista.

La notizia finì sulle agenzie, la giornalista di un quotidiano italiano mi telefonò. Mi chiese i nomi delle vittime, glieli dissi. “Ma non sono italiane?”, mi chiese. “No, sono afghane, come tutto il nostro personale sul posto”. Ci fu un attimo di imbarazzo, capii che il pezzo sarebbe saltato e così fu.

“Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”, recita il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.

Dobbiamo credere in questo principio fondamentale, dobbiamo crederci davvero, perché è alla base di tutto.

Commenti (7)

 

  1. margaret scrive:

    mmm… il tutto ricorda un tantino il “four legs good, two legs bad” che diventa “four legs good, two legs better” di orwelliana memoria.

  2. Anna scrive:

    La cosa più triste è che proprio Emergency per prima ha gioito per la liberazione degli italiani tralasciando completamente qualsiasi pensiero per chi è rimasto, afghano, quindi in una situazione più delicata dei “nostri”….forse questa riflessione dovrebbe partire dalle ong e non dai media…..

  3. sylvie c. scrive:

    @Anna
    non si rattristi, dubito che Emergency abbia tralasciato “qualsiasi pensiero per chi è rimasto”, in passato ha sempre difeso i suoi collaboratori.

    @Daniele
    Hai ragione sul provincialismo di molti miei colleghi. Sigh…
    In merito al silenzio sugli afgani ancora detenuti o meno, non so tu, ma al posto di Emergency avrei un’incertezza tremenda, mi chiederei se uno di loro possa aver “tradito” e come fare per avere una risposta.
    Sulle dichiarazioni delle autorità… be’, meglio se sto zitta io! Però ho visto che Emergency mantiene tuttora il silenzio sui sei afgani arrestati e mi chiedo se così vuole il loro avvocato, o se non sia dovuto a un’incertezza tremenda, all’idea che uno di loro possa aver partecipato alla montatura.

    Buon lavoro.

  4. sylvie c. scrive:

    ups! mentre scrivevo, sono andata a controllare sul sito e così mi son ripetuta! scusate la distrazione.

  5. Daniele scrive:

    Grazie davvero per i vostri interventi, Margaret, Anna e Sylvie. Quanto scrivete mi suscita un paio di domande: se i media italiani avessero parlato di nove operatori di Emergency senza distinguere tra italiani e stranieri, la notizia ci avrebbe catturato?

    Se Emergency non avesse posto enfasi soprattutto sulla sorte dei suoi collaboratori italiani, avrebbe raccolto tutto il sostegno che ha avuto?

    Intendo dire che questi comportamenti – che in sé a me non piaccono – forse sono la conseguenza di – o l’adeguamento a, fate voi – una cultura diffusa di noi italiani e forse anche di altre nazioni sviluppate.

    Mi torna in mente la vicenda del Rwanda, e un evento in particolare che è raccontato qui.

    L’Orwell richiamato da Margaret scrisse “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Era il 1945. Abbiamo fatto passi avanti? Come possiamo cambiare davvero questa situazione?

    Grazie ancora.

    p.s. Sylvie, autrice del terzo commento, gestisce un gran bel blog, Ocasapiens. Andate a farci un giro.

  6. silvia scrive:

    non lo so, probabilmente è come dici tu Daniele, scusami se ti do del tu, alcuni eventi catturano l’attenzione, più di altri, quando, come in questi casi sono coinvolti dei nostri connazionali che non stranieri;credo ci sia un problema alla base della cultura, in questo caso della nostra, dove non tutti e forse non abbastanza credono fortemente nel fatto che tutti gli esseri umani siano uguali.. ipotesi di razzismo?? mi rincresce ammetterlo, credo di si!!

  7. Daniele scrive:

    Cara Silvia,
    diamoci senz’altro del tu. Nessuno ammette mai di essere razzista o di vivere in un ambiente razzista, dunque si fa poco per combattere questo problema. Nel nostro paese il razzismo non manca e si alimenta di tante cose, anche dal ritenere che le vite di alcuni – quelli che più ci assomigliano – siano più importanti di quelle di altri. Pensarla così forse non è ancora razzismo, ma certamente è un buon passo in quella direzione.

    Grazie del tuo intervento.

Rispondi