Pakistan: confusione sui numeri?

Postato il agosto 20, 2010 da Daniele

In Pakistan è in corso un’emergenza senza precedenti. Le alluvioni hanno colpito 20 milioni di persone. Raramente si è vista una cosa del genere: ad Haiti le persone colpite dal terremoto, lo scorso gennaio, erano 3 milioni, nello tsunami del 2004 erano 5.

Eppure l’attenzione dei media è decisamente più bassa rispetto a questi due casi. Come si spiega?

Non lo so, ma un’ipotesi la possiamo fare. Nello tsunami sono morte 291.000 persone, nel terremoto di Haiti 230.000. In Pakistan sono morti ‘solo’ in circa 2.000.  E sembra che i morti colpiscano di più, molto di più dei sopravvissuti.

Ma se l’enfasi si pone sul numero dei morti e non su quello dei sopravvisuti, si commette un errore madornale. L’attenzione, e di conseguenza l’azione, dev’essere proporzionale al numero di persone da salvare.

Noi di actionaid, insieme ad Agire, stiamo facendo tutto il possibile per alzare l’attenzione su quando sta accadendo in Pakistan e per raccogliere fondi per intervenire in aiuto dei sopravvissuti. Alcuni media stanno cominciando ad aiutarci, speriamo che se ne uniscano molti.

Sempre a proposito di numeri: l’ONU ha chiesto ai governi 490 milioni (cifra ancora troppo bassa) e  li ha ottenuti. L’Italia, la cui attenzione è rivolta altrove, in questi giorni agostani, ne ha dati 1,76, piazzandosi così al 25esimo posto, in questa classifica di ‘solidarietà’, dietro tra gli altri Marocco e Turchia.

Commenti (2)

 

  1. [...] di dollari per Haiti, ne sono arrivati 91 milioni. Quanti ne arriveranno del mezzo milione, insufficiente, destinato al Pakistan se nessuno ricorda loro le [...]

  2. daniele scrive:

    Grazie per questo dato, che mette bene in evidenza i diversi approcci a differenti crisi. Sia chiaro: il problema non è che ad Haiti si è dato troppo, è che al Pakistan si sta dando poco. Aggiungerei un altro fatto: siamo disposti a dare solo di fronte a emergenze spettacolari (o spettacolarizzati) ma di fronte a ‘emergenze banali’, diamo ben poco. Il problema della fame, di cui parliamo qui su Venticinque, sta a dimostrarlo.

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