Dialetto senza confine

Postato il settembre 10, 2010 da Daniele

Mio padre e mia madre, in casa, non hanno mai parlato molto il dialetto. Lei è di Moncalieri, lui di Calosso d’Asti, all’una non piace il piemontese dell’altro.

Quel poco di piemontese che so, l’ho imparato dunque non in famiglia ma in Fiat. Quando lo uso, mia moglie, che è di Biella, non sempre mi capisce. Di sicuro io non capisco la sua famiglia, se si mette a parlare in dialetto stretto.

Può darsi che queste infinite sfumature e versioni valgano solo per il piemontese,  ma ne dubito.

E dunque non posso fare a meno di pormi la domanda: perché insegnare agli stranieri un dialetto milanese che, forse, una volta arrivati a Cernusco sul Naviglio già non possono usare più (figuriamoci dovessero spingersi a Varese o su quel ramo del lago di Como)?

Pare però che nei corsi voluti dalla provincia di Milano e finanziati dal ministero dell’istruzione, verrà anche insegnato a cucinare il risotto alla milanese. E perché  mai questa discriminazione nei confronti dei pizzoccheri della Valtellina? O dei tortelli di zucca mantovani?

Si potrebbero fare tante cose, con quei 300.000 euro che il ministero dell’istruzione stanzia per queste lezioni. Ma anziché elencarle, mi limito a una domanda: è di questo che c’è bisogno, per favorire l’integrazione tra italiani e stranieri?

Commenti (4)

 

  1. Sisi scrive:

    No, non è di questo che abbiamo bisogno. Se mai avremmo più bisogno di insegnare a tutti più educazione, più rispetto. Dovremmo insegnare che i valori importanti della vita non sono rappresentati dal telefonino più tecnologico o dal possedere scarpe firmate, ma dal cercare di capire di più e meglio i bisogni di chi ci sta intorno che sia italiano o no. Mi pongo anche io una domanda: ma se noi italiani non sappiamo integrarci con chi abita in un’altra regione o addirittura con chi vive nella città più prossima alla nostra perché c’è sempre quel senso di campanilismo spesso portato ad eccessi (oserei dire bestiali e non vorrei offendere le cosiddette bestie), come possiamo pensare di poterci integrare con persone che arrivano da altri continenti? Il vero guaio è che abbiamo tutti la memoria corta e non ci ricordiamo più della fatica che fecero i nostri emigranti quando per sfamare la famiglia se ne dovettero andare oltreoceano o molto più semplicemente oltralpe. Ed è un vero scandalo vedere come vengono impiegati i nostri soldi che diamo sotto forma di tasse perché invece di impiegarli per migliorare la qualità della vita di tutti vengono sperperati per delle sciocchezze di pochi. Se continua così torneremo indietro non di 50 anni ma di trecento.

  2. mauro scrive:

    …e poi diciamolo: se facessero dei corsi di inglese a noi italiani forse sapremmo guardare oltre i confini dello stivale…

    e poi con 300mila euro credo si potrebbe fare molto in pakistan in questo momento, per dire, invece di insegnare la scighera ai non lùmbard

  3. Daniele scrive:

    Cara Sisi,
    nella val di Susa c’era un paese il cui campanile aveva l’orologio su tre facciate ma non sulla quarta, quella che poteva essere vista da un detestato paese vicino. Esempio straordinario, anche per il gioco di parole, del peso che nel nostro paese ha il campanilismo di cui parli. In più, come giustamente dici, noi italiani abbiamo con la memoria un rapporto molto tormentato. Bisogna tenere duro e provare a migliorare il mondo in cui viviamo, a partire da quello più vicino a noi.

    Caro Mauro,
    vero, se noi italiani conoscessimo meglio l’inglese, saremmo più disposti a guardare il mondo esterno. E se valutassimo la padronanza della nostra stessa lingua, saremmo certo più indulgenti nei confronti degli immigrati che spesso, oltre all’italiano, parlano correntemente almeno un paio di altre lingue.

  4. margaret scrive:

    Educazione Civica… ma esiste ancora? Io la rispolvererei. Per tutti. Un bel corso di Educazione Civica ben fatto.

    Avanzassero due euro anche un bel corso di Buone Maniere. Di nuovo per tutti.

    A me personalmente, ogni volta che sento ste proposte bislacche serve un corso di autocontrollo!

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