Viva le tasse!

Postato il settembre 22, 2010 da Daniele

“Vorrei essere un tasso”, disse una volta sconsolato Paperon de’ Paperoni, “perché così mi piacerebbero le tasse”. Beh, non c’è bisogna di trasformarsi un plantigrado per apprezzare almeno una tassa.

E’ quella proposta da il presidente Sarkozy (che sospetto abbia scoperto ‘Venticinque’, che gli piaccia e faccia di tutto per esservi citato, nel male e nel bene: l’altra volta con i nomadi, questa volta con le transazioni finanziarie).

Riassumendo: c’è un flusso di soldi spaventoso, da una parte all’altra del mondo ricco, frutto di una finanza globalizzata. Perché, dice il presidente francese, non trattare queste operazioni come qualsiasi fonte di reddito, e dunque tassarle così da avere le risorse adeguate per sostenere la lotta alla povertà?

Semplice, no? Troppo. Gli USA si sono detti scettici, i mercati non hanno apprezzato, l’Italia ha preso tempo (“tentar non nuoce”, ha detto Frattini, aggiungendo però che è difficile, perché “non ci sono le condizioni per l’adesione di tutti i paesi”).

Il rischio che vada a finire a a schifio è forte. Sarkò la butta lì, gli altri dicono, “Bell’idea! peccato non si possa fare perché sennò van giù le borse…” e tutto finisce lì.

La sensazione è che si faccia passare la lotta alla povertà come qualcosa che si fa solo se se ‘ce la si può permettere’, solo se ci s’inventa qualcosa di ‘nuovo’ per trovare risorse che, invece, i paesi più ricchi non possono non avere già a disposizione.

Bisognerebbe invece rendersi conto che la lotta la povertà è un’urgente questione di giustizia, e non quella cosa che si fa solo se, per caso, nella tasca ti è rimasto qualche spicciolo.

Commenti (2)

 

  1. silvia scrive:

    ..già, condivido pienamente!! ma và a spiegarlo,a chi,nonostante tutto, se lo dovrebbe ” poter permettere” comunque..

  2. daniele scrive:

    Cara Silvia,
    mi sa tanto che chi deve capirlo lo capirà solo se i cittadini che rappresenta glielo faranno capire. Tradotto: facciamoci sentire! (e firmare il manifesto di ‘operazione fame’ può essere un piccolissimo inizio).

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