Blocco contro blocco

Postato il ottobre 13, 2010 da Daniele

Come si fa a impedire che gli immigrati vengano a disturbarci in Italia? Semplice, li si blocca alla frontiera, meglio se lontano dalla frontiera, in mezzo al mare.

E se proprio arrivano lo stesso, e vabbè: li si mette in un centro di identificazione ed espulsione.

Sì, lo so, sembra assurdo:  rinchiudere gente che vogliamo che se ne vada. E probabilmente sembra assurdo anche ai rinchiusi, tant’è che qualche giorno fa, in Sardegna, alcuni di loro sono scappati verso l’aeroporto.

Per prendere un aereo e andarsene? Non saprei, di fatto hanno bloccato lo scalo, come a dire “chi di blocco ferisce…”

Quello che il nostro paese non sembra capire è che non basteranno i blocchi navali, non serviranno mille centri di permanenza temporanea, nĂ© leggi come la Turco-Napolitano o la Bossi-Fini, meno che mai potranno far qualcosa le ‘ronde padane’, i poteri speciali ai prefetti, gli ‘allontanamenti’, i ‘fogli di via’.

Questo è fumo negli occhi, che non fermerĂ  chi attraversa il deserto, facendosi percuotere dai militari ai posti di blocco, sopportando le torture della polizia di un paese, la Libia, con cui l’Italia fare accordi di cooperazione.

Non fermerĂ  chi è disposto a farsi schiavizzare nelle piantagioni di pomodoro o nei cantieri dell’alta velocitĂ , come racconta nel suo straordinario libro Bilal il giornalista Fabrizio Gatti.

O si combatte la povertĂ  nel mondo, oppure sarĂ  sempre impossibile fermare chi, disperato, cerca di sopravvivere. La soluzione è un’altra: combattere la povertĂ  nel mondo. E facendo due conti, si potrebbe scoprire che costa meno che tenere in piedi i Centri per l’identificazione e l’espulsione.

Nel frattempo, in Sardegna si registra un nuovo blocco, nel centro di Cagliari. Questa volta lo realizzano i tostissimi pastori, altro che storie…

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