A farewell to king (stiamo ancora a caro amico)

Postato il gennaio 18, 2011 da Daniele

“Condannare senza se e senza ma ogni forma di violenza contro civili innocenti, ma anche sostenere un governo come la Tunisia che ha pagato un prezzo di sangue per il terrorismo: noi siamo sempre dalla parte della lotta al terrorismo”, spiegò pochi giorno fa il ministro degli esteri italiano.

Ben Alì ancora non aveva preso il volo, si poteva ancora dire che era un caro amico.

La propensione a fare amicizia con vari dittatori è una consuetudine della nostra politica estera.

Il governo di Craxi era intimo di Siad Barre e anche Susanna Agnelli dichiarò la sua fiducia in Milosevic.

C’è sempre un motivo per essere amici dei dittatori. Oggi, così almeno intuisco dalle parole di Frattini, è la lotta al terrorismo (per onor di cronaca: Ben Alì era un nostro caro amico da ben prima dell’attacco alle Torri gemelle) o il contrasto all’immigrazione ‘clandestina’, che ci ha fatto innamorare follemente di Gheddafi.

Queste amicizie, naturalmente, non sono disinteressate, costano: il patto di amicizia Italia Libia, per fare un esempio, ci siamo impegnati a dare alla Libia 5 miliardi di euro in 25 anni.

Riecco dunque una domanda che compare spesso, su Venticinque: ma è proprio vero che le risorse per combattere fame e povertà non ci sono? La sensazione è che ci siano eccome, solo che si spendono per altro, magari per qualche amico.

p.s. “A Farewell to King” è un meraviglioso album dei Rush.

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