Festa o non festa?

Postato il febbraio 9, 2011 da Daniele

“Il 17 marzo bisogna lavorare!”, dice la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. “Per una volta si può fare festa”, risponde il ministro dello sviluppo Paolo Romani. Non c’è che dire, il dibattito sui 150 anni dell’unità d’Italia vola alto!

Proviamo ad allontanarci da questi battibecchi andando indietro nel tempo e pensando, a chi oltre 150 anni fa, mise le basi per l’unità d’Italia. Una delle prime figure in cui ci s’imbatte è quella di Carlo Alberto, ‘nonno della patria’, visto che suo figlio, Vittorio Emanuele II, è definito il padre della medesima.

Carlo Alberto è una figura affascinante, controversa, malinconica. A lui sono dovute grandi riforme fondamentali nella strada verso l’unità ma in questo periodo penso spesso soprattutto alla sua uscita di scena. Persa la battaglia di Novara, il 23 marzo 1849, contro le truppe del maresciallo Radetzky, abdica e se ne va a morire a Oporto, in silenzio, senza particolari clamori.

Ed eccoci risbattuti nell’attualità, fatta di persone che, contrariamente a Carlo Alberto, non sono monarchi, bensì presidenti ma, contrariamente al ‘nonno della patria’, a togliersi di mezzo non ci pensano neanche, anzi – è il caso del presidente Mubarak – difendono la propria posizione anche ricorrendo alla violenza.

“Migliorare tutto, affinché tutto si conservi”, era il motto di Carlo Alberto. Non del tutto convincente, forse: un sistema economico e politico che costringe alla fame un miliardo di persone è ‘conservabile e migliorabile’ o va cambiato alla radice? Ma per molti governanti d’oggi, questo motto è già troppo audace. Il miglioramento delle condizioni di vita dei loro cittadini non è cosa che li interessi.

Forse si ispirano molto di più ai generali della prima guerra mondiale, per cui l’importante era “tenere la posizione”. Il resto non conta.

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