Oltre confine

Postato il febbraio 23, 2011 da Daniele

Mai sentito parlare di sir James Hudson?

Era un distinto gentleman britannico, appassionato della nostra cultura, che per oltre un decennio ha vissuto nella capitale del Regno Sabaudo.

Se oggi viviamo in un Italia unita qualche merito ce l’ha pure lui.

James Hudson è stato infatti Ministro di Sua Maestà Britannica a Torino dal 1852 al 1863, anni cruciali durante il quale ha sostenuto il movimento per la liberazione e l’unità del nostro paese.

La politica estera, per chi governava il Regno di Sardegna, era davvero importante. Il piccolo Piemonte seppe acquisire nella vecchia Europa una reputazione che l’aiutò a portare avanti il piano di unificazione del paese.

Anche oggi l’Italia fa politica estera . Quella verso il mediterraneo, ad esempio, che ci ha portato a sostenere – e ancora oggi a difendere, con l’argomento che se cade lui arriva chissà chi… – un personaggio che, oggi, spara sulla folla.

Ma questa è solo l’ultimo atto. Negli anni Settanta abbiamo simpatizzato con la dittatura militare argentina. Negli anni Ottanta con il dittatore somalo Siad Barre.

Contemporaneamente, leader dell’opposizione fraternizzavano con il presidente romeno Ceasescu. Un nostro ministro degli esteri, negli anni Novanta, ha definito Milosevic una persona di cui ci si può fidare.

Siamo arrivati al punto in cui, mentre all’Onu promuovevamo una mozione contro la pena di morte, ci dichiaravamo amici per la pelle del Giappone, paese dove il boia lavora infaticabilmente.

Negli ultimi anni abbiamo passato il segno, certo, prostrandoci di fronte a Gheddafi, Putin, Lukashenko. Ma la nostra tradizione di sostegno di palesi violatori dei diritti umani viene da lontano. Ed è davvero ora di cambiarla.

Commenti (8)

 

  1. Capria Anna Lucia scrive:

    “La politica estera, per chi governava il Regno di Sardegna, era davvero importante. Il piccolo Piemonte seppe acquisire nella vecchia Europa una reputazione che l’aiutò a portare avanti il piano di unificazione del paese”…………. affamando, depredando, distrugendo, deportando, massacrando, stuprando, fucilando, rubando, impoverendo,
    costringendo il popolo meridionale alla diaspora tramite l’emigrazione. O brigante o emigrante.
    Anna Lucia Capria
    n. socio 2107210- PK02200826

  2. Giuseppina Rizzo scrive:

    “La nostra tradizione di sostegno di palesi violatori dei diritti umani viene da lontano”…viene dai Saboia che trattarono il SUD peggio di una colonia di sfruttamento sterminando migliaia di pastori e contadini.

  3. daniele scrive:

    Cara Anna Lucia, cara Giuseppina,
    il modo con cui si parla del Risorgimento è superficiale, come scrivevo, e di questa superficialità ha fatto le spese anche la cosiddetta ‘questione meridionale’.

    Qualsiasi storico serio, però, non nasconde le violenze compiute contro tanti meridionali. Dirò di più: gli stessi Mille di Garibaldi si resero responsabili in almeno un’occasione di gravi crimini contro i civili.

    In un prossimo post ne parleremo, non ho certo l’intenzione di dire “com’erano belli quei tempi, mentre oggi va tutto male”. Non sarebbe serio.

    Lasciatemi però dire una cosa. Prima dell’unità il meridione era governato dal regime terribile dei borboni, e non credo si possa dire che allora si stava meglio.

    Grazie per i vostri interventi.

    daniele

  4. Capria Anna Lucia scrive:

    caro Daniele, credo che tu, come la maggioranza degli italiani, non sia a conoscenza di alcuni PICCOLI dettagli. Innanzi tutto il regime dei Borbone era tutt’altro che terribile. Il popolo meridionale stava senz’altro meglio delle popolazioni del nord dove si moriva di pellagra.
    La popolazione aveva diritti che dal 1861 non ebbe mai più. La Calabria era la regione più ricca d’Italia con le ferriere di Mongiana, la fabbrica d’armi della Ferdinandea, le miniere di sale e ferro, con gli oltre 11.000 telai che producevano seta finissima e organza che esportavano in tutta europa, la bachicoltura, le concerie di Tropea, i pastifici di Catanzaro, la lavorazione della liquirizia e del tannino, era la prima regione per la produzione di olio lampante, e in un’epoca in cui l’illuminazione era solo ad olio…….., era stata incentivata l’industria per l’estrazione dell’olio essenziale del bergamotto e del gelsomino… e potrei continuare ancora. Appena arrivati, i piemontesi, la prima cosa che fecero fu quella di smantellare le fabbriche e portarsele al nord, chiusero i setifici, chiusero tutto quello che non poterono trasportare, (smontarono perfino i binari della ferrovia che collegava la ferriera di mongiana con lo Ionio). Se i Borbone fossero stati dei tiranni, mi spieghi perchè un’intera popolazione insorse contro i piemontesi per difendere “u rre nuostru”. O tu sei uno di quelli che pensi che il sud era fatto solo di briganti?. Caro Daniele i briganti non sono stto altro che i partigiani del sud che si opponevano all’invasione dello straniero. Con questo non voglio dire che mi dispiace di essere italiana, tutt’altro, ma vorrei soltanto che si ricordasse che l’Italia è stata fatte col sangue dei meridionali e le ricchezze dei meridionali. Ad ogni buon conto ti faccio leggere un articolo non scritto da me, che ti potrà illuminare sulla situazione.
    <Da "Scienze delle Finanze" di Francesco Saverio Nitti (Pierro, 1903)scopriamo che le monete degli antichi Stati Italiani al momento dell'annessione ammontavano a circa 669 milioni, di cui ben 443 milioni appartenevano al Regno delle Due Sicilie (il Banco di Napoli poteva vantare la più grande raccolta di denaro pubblico) e i restanti 226 milioni erano ripartiti fra: il regno di Sardegna, Lombardia, Ducato di Modena, Parma e Piacenza, Roma, Romagna – Marche e Umbria, Toscana, Venezia. Come dire che nel Regno dei Borbone c'erano il doppio dei soldi che nel resto d'Italia. Persino la Borsa di Parigi, allora la più grande del mondo, quotava la Rendita dello Stato napoletano al 120 per cento, ossia la più alta di tutta l'Europa. Il Regno prima dell'avvento dei Borbone non se la passava bene, ma con il loro avvento le cose cambiarono radicalmente, a cominciare dal numero degli abitanti. Nel 1815 quando essi rientrano di nuovo la popolazione era di 5.060.000 e nel 1836 di 6.081.993, nel 1846 la popolazione arrivò a 8.423.316 e dieci anni dopo a 9.117.050. Questo vorticoso aumento della popolazione ha nome e cognome: benessere e progresso civile e sociale.Durante i 127 anni di buon governo i Borbone diedero prosperità a tutto il popolo. I Borbone incivilirono e resero innocui i vari baroni del Regno, costruirono strade, ricostruirono l'esercito e le amministrazioni locali cui diedero l'antica autonomia, come diedero grande impulso all'industria, all'agricoltura, alla pesca, al turismo. Da ultimo tra gli Stati divenne il primo d'Italia e tra i primi nel mondo. Le ferrovie, inventate nel 1820, ignote in Italia, fecero la loro prima apparizione a Napoli (1839) con il tratto che conduceva la capitale a Portici e poi fu concessa al Bayard di continuarla fino a Castellammare. A spese del tesoro borbonico nel 1842 cominciò quella per Capua e poi l'altra per Nola, Sarno e Sansevero. Nel 1837 arrivò il gas e nel 1852 il telegrafo elettrico, primissimi in Italia.Le strade erano sicure, non più masnadieri per terra né pirati per mare; eliminate le leggi feudali diedero ordine ai territori di tutto il regno e concessero, primi al mondo, la terra a chi la lavorava; furono così estirpate le boscaglie per far posto a frutteti e vigneti; furono prosciugate le paludi di tutto il regno e regalate ai contadini le terre fertili; furono ripuliti ed arginati fiumi e torrenti.Si mise ordine all'amministrazione pubblica e a quella del Regno delle Due Sicilie. La scuola pubblica fu istituzionalizzata come primaria e quella religiosa a far da supporto. Laicismo e religiosità si confondevano e gareggiavano in rivalità, dando al regno nuovo impulso culturale. Fiorirono pittori, architetti, scultori, maestri di musica. Il Teatro San Carlo, primo al mondo, fu costruito in soli 270 giorni e la stessa corrente culturale fece nascere l'Officina dei Papiri, il Museo Archeologico, il Real Orto Botanico, l'Osservatorio Astronomico e, primo al mondo, l'Osservatorio Sismologico Vesuviano e la Biblioteca Nazionale. Lo sviluppo industriale fu travolgente e in venti anni raggiunse primati impensabili sia nei settori del tessile che in quello metalmeccanico con 1.600.000 addetti contro il 1.100.000 del resto d'Italia. Nacquero industrie all'avanguardia e tecnologicamente avanzate dando vita a ferrovie e battelli a vapore e costruendo i primi ponti in ferro in Italia, opere d'alta ingegneria in parte ancora visibili sul fiume Calore e sul Garigliano. Vennero istituiti collegi militari come la Nunziatella, Accademie Culturali, scuole di Arti e Mestieri, Monti di Pegno e Frumentari.
    Le Università sfornavano fior di professionisti e scienziati e il Regno poteva vantare il più basso tasso di mortalità infantile in Italia. Erano sparsi sul territorio ospedali, ospizi per i poveri e ben 9.000 medici.Nella conferenza internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio del terzo paese del mondo, dopo l'Inghilterra e la Francia, per sviluppo industriale. Nel Meridione ad opera dei Borbone si ebbe la prima repubblica socialista del mondo: nacque, infatti, a San Leucio, ove, oltre ad 80 ettari di terreno adibito ad agricoltura, sorse la più famosa seteria di tutti i tempi.

    Tutto questo è oggi ai più ignoto, anche nel Mezzogiorno oltre che in gran parte dell'Italia del Nord eppure il Cavour, che oggi sarebbe condannato quale criminale di guerra, con la scusa dell'Unità d'Italia fece invadere il Regno legittimo dei Borbone e nei 10 anni che seguirono alla sua annessione furono passati per le armi decine e decine di migliaia di contadini, gente inerme, con la scusa di essere dei briganti. L'Italia poteva, anzi doveva, costituirsi. Gioberti e Cattaneo già nel 1848 propugnavano un federalismo possibile. Nel 1859 la Monarchia Borbonica ed il Governo del Regno delle Due Sicilie, con le dovute correzioni, proposero al governo piemontese una soluzione in tal senso.Al Piemonte interessavano solo i soldi dei Meridionali. Il 13 febbraio 1861 cadeva la fortezza di Gaeta: tre mesi di resistenza eroica, tre mesi di sofferenze disumane, tre mesi di massacri perpetrati dal Generale Cialdini.
    160mila bombe rasero al suolo la città tirrenica e fiaccarono per sempre la sua vitalità ma non la sua storia. Eroico fu Francesco II, il giovane re napoletano, ed eroica fu la sua consorte, regina Sofia; eroica fu la truppa ed eroica fu la gente di Gaeta che in massa entrò nella cittadella fortificata per difendere la propria libertà e la propria dignità. Camillo Benso Conte di Cavour sapeva che il Piemonte era alla bancarotta (bisognava pagare i debiti di guerra con la Francia) e non c'erano più soldi per pagare questa guerra; come sapeva che la sifilide lo stava divorando. Al Piemonte interessava la conquista delle ricchezze del Sud, delle sue riserve auree (guarda caso custodite presso il Banco di Napoli, che oggi viene annesso al San Paolo IMI di Torino), delle sue fabbriche.Il 13 febbraio 1861 è una data che ogni Meridionale dovrebbe memorizzare, perché è da allora che i vincitori spudoratamente scrivono e fanno studiare tutto il brutto possibile dei Meridionali: brigante, fannullone, codardo, infingardo, avvezzo al bacco, tabacco e venere, stupratore, traditore e quant'altro ancora oggi ci portiamo appiccicato addosso.Dopo il 13 febbraio 1861 il civilissimo e laborioso Mezzogiorno d'Italia, patria di Pitagora, Archimede e Cicerone, di Tommaso Campanella e Giordano Bruno, di Giovanni Caboto ed Ettore Fieramosca, patria dei Cesari che diedero la civiltà al mondo, di colpo, diventò primitivo e barbaro agli occhi del resto d'Italia e del Mondo.
     

  5. daniele scrive:

    Gentile Anna Lucia,
    la Tua mail è molto lunga, citi molte cose e quindi mi perdonerai se mi prendo del tempo per risponderti nel merito.

    Ma posso dirti subito che no, non penso che il Sud fosse fatto solo di briganti (e neppure liquido sbrigativamente il brigantaggio come un fenomeno delinquenziale). Non so se conosco la storia dell’Italia più o meno della maggioranza degli italiani, so però che questo nostro paese fatica a trovare un modo condivsio di ricordare il proprio passato, almeno sulle cose principali.

    Così, purtroppo, si passa dalle celebrazioni rituali un po’ che acriticamente esaltano ogni aspetto del Risorgimento agli estremismi secondo cui Francesco II sarebbe stato addirittura un sovrano illuminato e paladino dei diritti umani. Ma nel merito, come detto, se avrai la pazienza di aspettare qualche giorno, entrerò volentieri.

    Speriamo che, al di là dei dibattiti da storici, il nostro paese sappia trovare una rotta comune e davvero in favore della giustizia in tutto il mondo – a partire dalla Libia oggi in fiamme – e che sappia farlo adesso, subito.

    Grazie.

    daniele

  6. Giuseppina Rizzo scrive:

    gentile Daniele. Sono felice della tua risposta. Vorrei però sottolineare solo qualcuno dei punti trattati. Il regno meridionale non fu la negazione di Dio.
    Dio fu negato dai Saboia che governarono senza rispetto alcuno per il popolo meridionale.
    E’ tempo che si faccia luce su quegli avvenimenti che portarono all’unità. Apprezzo la Tua risposta e sono felice che voglia riflettere sulla bellissima lettera di Anna Lucia. Noi che viviamo in questo paradiso profanato non riusciamo più a tollerare le ingiurie quotidiane. Non possiamo più tacere, lo dobbiamo alle migliaia di giovani che morirono per difendere il loro re. Bisogna rendere loro giustizia perché il loro sacrificio venga riconosciuto. L’Italia è nata sul loro sangue. Fu una guerra di conquista proditoria e mai dichiarata. Certo ne sortì l’Unità, valore enorme e da difendere contro tutto, ma è indispensabile che la verità, occultata per 150 anni, venga finalmente conosciuta. Non si può continuare con la favola del Sud troglodita. Sono Calabrese. Intorno a me le rovine della Ferdinandea e di Mongiana. Le acciaierie della vallata dello Stilaro. Un po’ più a Nord le saline, le miniere… io le vedo … non posso più sentire politici insipienti sproloquiare contro il Sud accattone. Come posso pensare peggiore della dinastia piemontese quella borbonica i cui re hanno lasciato tracce così importanti? Nulla voglio dire di Carlo III perchè fu grandissimo. FerdinandoI, così denigrato, fondò San Leucio. Prima della Rivoluzione francese. Quale altro re fu capace di tanto in quel tempo? E che dire del real sito di Carditello?
    Quale sovrano del tempo fu altrettanto vicino alle sue popolazioni come Ferdinando in occasione del tremendo terremoto calabrese del 1783? … Non voglio continuare per non tediarti oltre, ma ti prego di non accontentarti degli stereotipi divulgati dai libri di testo, frutto della pigrizia o dell’antimeridionalismo imperante tra gli storici.
    Solo qualche citazione:
    ‎”Come ha potuto solo per un momento uno spirito fine come il tuo, credere che noi vogliamo che il Re di Napoli conceda la Costituzione. Quello che noi vogliamo e che faremo è impadronirci dei suoi Stati”
    Camillo Benso conte di Cavour (all’ambasciatore Ruggero Gabaleone)

    “Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia Meridionale. In quel luogo di pace, di prosperità, di contento generale che si erano promessi e proclamati come conseguenza certa dell’unità d’Italia, non si ha altro di effettivo che la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, un impostura” –
    ( MCGUIRE deputato scozzese, 1863 )

    Viva l’Italia! Viva la storia gloriosa del Suo Meridione!

  7. Anna Lucia Capria scrive:

    caro Daniele, ti ringrazio di aver risposto alla mia mail, comunque hai ragione tu, ora la priorità è quella di risolvere il problema dei profughi. A questo proposito ti volevo informare che, nell’attesa che il nostro governo decida sul da farsi, i comuni di Riace e Melicuccà (prov. di Reggio Calabria) sono pronti ad ospitare profughi libici. Ti mando l’articolo:
    “Libia, il comune di Melicuccà si apre all’accoglienza dei profughi
    In Calabria, dopo Riace, c’è un altro comune pronto ad ospitare profughi libici. Emanuele Oliveri, il sindaco di Melicuccà, piccolo comune della Piana di Gioia Tauro, dove è stato varato un progetto di accoglienza, tutela e integrazione nell’ambito del sistema di protezione per richiedenti asilo intende dare ospitalità ai profughi libici che in queste ore stanno fuggendo dalle loro terre a causa dei violenti scontri: «La nostra è una piccola struttura solo 15 posti ma – spiega Oliveri – dinanzi all’emergenza, siamo pronti a fare tutto il possibile». A pochi passi dalla sede del Comune c’è un edificio costruito negli anni settanta per ospitare un asilo nido e che nel passato più recente doveva essere utilizzata come casa di accoglienza per anziani. Solo da qualche tempo si è potuto utilizzarlo davvero con un progetto finanziato dal Ministero dell’Interno. «Attualmente – prosegue Oliveri – abbiamo ospiti che sono tutti rifugiati politici provenienti dalla Nigeria e dalla Somalia, attendiamo prossimamente altre persone dall’Iraq. Certo, la nostra struttura, che è comunitaria, ha una tipologia di ospiti famiglie monoparentali e donne in gravidanza o ragazze madri con figli piccoli e non può essere aperta a tutti perchè potrebbero generarsi dei contrasti difficilmente controllabili. Pensi ci sono bimbi di dieci mesi. Ripeto: davanti all’emergenza possiamo vedere di ampliare la disponibilità di posti al massimo possibile».

  8. Giuseppina Rizzo scrive:

    Cara Anna Lucia, figli della Magna Graecia, siamo ospitali per cultura. Già Caulonia, quando la Bossi Fini cominciava a imperversare, scelse l’accoglienza. E proprio da Caulonia, l’estate appena trascorsa è partita la maratona che ha portato Calabri ed Extracomunitari a risalire, insieme, la via di Garibaldi fino a Teano. Nessuno ha dato risalto a questo evento perché la Calabria viene menzionata solo quando uccide.

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